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  • Immagine del redattoreAButtus

Che due mele

Ok, ok, è meglio che metta in chiaro le cose prima di cominciare. Ai maschietti dico di raffreddare subito i bollenti spiriti, il titolo è solo uno specchietto per le allodole e non c'è nulla di spinto o di osceno. Alle femminucce invece, prima che storcano il naso temendo un articolo di matrice maschilista sulle qualità fisiche di una maggiorata, voglio fugare ogni dubbio: potete stare tranquille, non è minimamente questo l'argomento.

Leggete oltre e vi sarà svelato l'arcano.

Un caldo sabato di agosto.

Cinque famiglie che si ritrovano con un obiettivo comune.

Un sentiero da imboccare passo dopo passo.

Un rifugio montano da conquistare.

Una birra ghiacciata da guadagnarsi con il sudore della fronte e con le gambe stanche.

La meta scelta (del tutto irrilevante ai fini dell'articolo) è stata il Rifugio Martello, a ridosso del ghiacciaio del Cevedale. Così come suggerisce il nome del rifugio, la camminata ha avuto luogo in Val Martello. Il sentiero comincia proprio dall'ultimo parcheggio della valle, si sviluppa tra pini mughi e cespugli di ginepro e di mirtillo rosso e in breve tempo ci conduce al Rifugio Nino Corsi. Lì, dopo un breve spuntino e una diatriba tra chi era smanioso di proseguire e chi tentennava, abbiamo ripreso il cammino. Stoici e tenaci, e lungo una ripida serpentina che sembrava senza fine, siamo arrivati al Rifugio Martello con il sole ancora alto nel cielo.

I bimbi, instancabili, si sono diretti immediatamente verso un minuscolo laghetto nei pressi del rifugio, si sono tolti gli scarponi e i calzini e hanno immerso i piedi nell'acqua fredda. Noi adulti, invece, abbiamo brindato allegramente, ci siamo riposati e abbiamo scattato qualche fotografia.

Mentre tenevo sotto controllo i miei figli che saltellavano nell'acqua del lago, uno del nostro gruppo mi si avvicina col cellulare in mano.

«Ehi, sembra ci sia stata una slavina in val Venosta.»

«Aha.»

«Sì, all'altezza di Castelbello Ciardes.»

«Aha.»

«Sulla statale.»

«Ah!»

Scrolliamo le spalle e facciamo tintinnare i bicchieri. Siamo al rifugio Martello in fin dei conti, dalla macchina ci separa più di un'ora di cammino e fino alla slavina almeno una mezz'ora di guida. Ora che avremo raggiunto Castelbello la strada sarà nuovamente sgombra...

Aha...

Imboccata la val Venosta finiamo imbottigliati nella coda quasi subito, almeno qualche chilometro prima del punto della slavina. Fermiamo le macchine, c'è chi scende per guardare un punto invisibile oltre la serpentina delle vetture, c'è chi spegne il motore e si arma di pazienza, c'è chi non sospetta nulla, che ignora completamente la causa del traffico... e poi ci siamo noi, gli altoatesini, gli autoctoni, quelli che conoscono a memoria le labirintiche stradine di campagna che si snodano tra i filari di mele. Muoviamo le nostre cinque auto all'unisono, facciamo inversione con grinta, mordiamo l'asfalto con un sorriso beffardo disegnato sui grugni, torniamo indietro per imboccare la strada segreta e superare l'ostacolo provocato dalla slavina come dei soldati che fanno breccia nelle mura di un castello assediato e partono all'attacco.

C'è chi nel vederci così risoluti e sbruffoni ci si accoda e ci viene dietro. Formiamo un serpente metallico che striscia tra le stradine di campagna. Avanziamo fischiettando e godendoci l'aria che entra dai finestrini abbassati. Con il supporto di google maps, che ci mostra sul telefonino la rete formata dalle stradine, siamo inarrestabili.

Aha...

Fine della corsa. I nostri sorrisi si spengono in un istante. Improvvisamente, dinanzi a noi, c'è il blocco più totale. Non abbiamo via d'uscita, siamo in trappola.

Spente le macchine smontiamo tutti quanti, i bambini più piccoli sono esagitati, quasi felici per questa inaspettata avventura, saltellano attorno alle auto immaginandosi un'esaltante notte all'aperto. Noi adulti la prendiamo sul ridere, scherziamo del nostro tentativo fallito di bypassare la slavina e ci mettiamo il cuore in pace...

Attorno a noi, alberi di mele... mele ovunque, solo e soltanto mele.

Ne afferro una, una Golden a onor di cronaca, l'addento e la divido in famiglia, non è un granché, poco dolce, con la buccia dura. Se ci fossimo trovati nella stessa situazione un paio di settimane più in là, sarebbe stata perfetta, ma bisogna sapersi accontentare.

Trascorsa un'oretta di stop, un amico e io, tentiamo la sorte. Salutiamo le nostre famiglie e ci mettiamo in cammino per raggiungere la civiltà, soli e impauriti così come Frodo e Sam che lasciano tutto per portare l'anello di Sauron fino a Mordor e al Monte Fato.

Costeggiamo la fila interminabile di auto ferme, salutiamo con un cenno del capo e un sorriso le persone che appassiscono al volante. Si sono formati gruppi di aggregazione tra i vicini di auto, alcuni hanno imbastito partite a carte, altri hanno estratto sedie da campeggio e si sono messi comodi, altri ancora stanno caricando i bauli di mele delle più svariate qualità, mamme cullano neonati inconsapevoli, coraggiosi hanno abbandonato la propria vettura a bordo strada e se ne sono andati anch'essi in cerca di fortuna.

Dopo quindici, venti minuti, raggiungiamo un ponte sul quale s'incrociano tre strade traboccanti di macchine in attesa e di persone stremate. Superato il ponte vediamo la strada statale, anche lei impietosamente ricolma di automobili e guidatori sfiniti. A sinistra un bar-pizzeria, che ha sortito lo stesso effetto del pentolone d'oro alla fine dell'arcobaleno.

Ci entriamo con l'intento di acquistare pizza per tutti e portarle al gruppo. Mentre il cameriere prende le ordinazioni, noi brindiamo al successo della nostra impresa. Sorseggiamo sorridenti, tronfi per essere stati tanto in gamba da aver provveduto a sfamare le nostre famiglie e i nostri amici. Ridiamo nell'immaginarci le facce che faranno gli altri sfortunati che, incastrati nei loro abitacoli, ci vedranno passare con i cartoni fumanti, mentre a loro non resterà altro da mangiare se non mele acerbe.

Aha...

Il traffico riprende all'improvviso, la statale si muove e le vie laterali sfociano rabbiose dentro di essa. Il mio amico e io ci osserviamo straniti. Non ci resta altro da fare.

«Ehi, signor cameriere... sai le dieci pizze che... sì, le dieci da portar via... ecco, sì... vedi? Non farle più... noi si va. Aufwiedersehen.»

Riprendiamo la via dell'andata per andare incontro al gruppo, ogni cinque passi un'altra vettura si risveglia, i motori rombano, le luci si accendono, le persone rifioriscono sui loro sedili, ci sorridono, ci salutano, alcuni si congratulano, quasi fosse stato il nostro intervento a liberare la strada. Raggiunto il gruppo lo tranquillizziamo, pregustiamo un ristorantino a Naturno e una tranquilla cena per concludere l'avventura, prenotiamo e saliamo in auto. Si va!

Aha...

Venti metri. Non uno di più. Cerco di guardare oltre e verificare se qualche disgraziato si sia scordato di ingranare la marcia, ma sono fermi tutti quanti. Lo spirito di autoconservazione mi spinge a chiudere il finestrino e sigillarmi nell'auto. Non solo ho passeggiato borioso e impettito per aizzare tutti a rimettersi in moto, ma sono anche tornato a mani vuote. Come potrò mai spiegare che lì davanti, le macchine erano in movimento sul serio? Come spiegherò loro che una mela al giorno toglie il medico torno... visto che fino a ora ne abbiamo mangiate almeno quattro a testa?

Deglutisco per farmi forza e prendere coraggio. I venti metri ci hanno permesso di superare i filari delle Golden e ora siamo di fianco alle Stark, rosse, succulente, invitanti. Abbasso il finestrino, ne afferro una e la taglio in spicchi.

«Amore,» dico a mia moglie prima di scendere dall'auto, «prenditi cura dei nostri figli.»

Con la coda tra le gambe mi avvicino agli altri e mi preparo al linciaggio. Il mio partner mi spalleggia... in due si muore meglio. Allungo la mano e distribuisco la mela.

«La statale e le vie laterali hanno bisogno di tempo per svuotarsi,» accampo come scusa, «sarà solo questione di qualche minuto ancora... Forse è il caso di chiamare il ristorante per disdire... Ah, sinceramente le pizze non sembravano un granché, e il pizzaiolo, se l'aveste visto, un vero incapace... è una fortuna non averle prese. Ehi, non siate nervosi, vedete? Si parte di nuovo...»

Altri venti metri e poi stop, sembra di stare a una mostra di frutta. Con l'ennesimo colpo di singhiozzo abbiamo raggiunto le Gala.

Ma stavolta passo. A questo punto aspetto le Fuji.

95 visualizzazioni3 commenti

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3 comentarios


Davide Righetti
Davide Righetti
26 ago 2020

Fantastico... 😅😅😅

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mattivim
mattivim
24 ago 2020

👏👏👏 per non dimenticare mi sono appena mangiato due mele!!

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Ahhhhhh , sorseggiamo sorridenti..... 🤣 .....

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