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  • Immagine del redattoreAButtus

Diavolo di un ananas

Sarà perché da poco sono padrone di due gatti e quindi più sensibile sull'argomento. Sarà perché seguo sui social pagine naturalistiche e alcune foto o filmati non avrei mai voluto vederli. Sarà perché pare che ne capiti una dopo l'altra.

Siamo crudeli. Noi esseri umani siamo crudeli.

Dovrei esserci abituato eppure mi stupisco ogni volta. Dovrei esserci abituato perché del male che siamo in grado di diffondere ne ho sentito parlare fin da bambino, quando a scuola m'insegnavano la storia, la quale, tra innovazioni e opere d'arte, finiva inevitabilmente col descrivere le guerre che disegnarono il mondo.

Non c'è nulla da fare, ne siamo ineluttabilmente incapaci, fa parte della nostra natura malata e distorta, come se il nostro cervello, evolvendosi, abbia generato uno spazio esclusivo per incamerare la cattiveria, la perfidia, la crudeltà.

Zigzagando tra le notizie nefaste che parlano di George Floyd e della sua morte atroce, figlia di una venefica idea di suprematismo cromatico, di attacchi dinamitardi tra le strade di Damasco, di barconi che affondano nel Mediterraneo tra l'indifferenza generale, di liti sfociate in omicidi e chissà che altro, faccio fatica a trovare un motivo di conforto.

Il ritornello che si ripete in questo periodo del Covid19 e che promette che ne usciremo cambiati, migliori, più forti e uniti, sta svanendo come neve al sole. E' una mera utopia che non avrà modo di realizzarsi, è un ostacolo troppo alto da superare, un testo scritto tra i nostri geni e che non riusciamo a decifrare.

E' stato sufficiente fermare la gente un paio di mesi per permettere al mondo di respirare, alle acque di tornare limpide, alla natura di rifiorire, ai colori di riprendere tono, ai giornalisti di cronaca di non avere delitti da raccontare. Tuttavia, nonostante questo messaggio fosse a portata di tutti, non l'abbiamo afferrato, non l'abbiamo compreso.

L'ultima trovata partorita dalla mente malata dell'uomo è stata quella di piantare dei petardi in una ananas e offrirlo a un'elefantessa incinta, e che poi questa non fosse stato effettivamente offerto ma che sia capitato per “errore”, cambia poco. La realtà della situazione è che quel frutto esplosivo è stato imbottito con l'obiettivo che esplodesse e che esplodendo portasse a termine il progetto di qualcuno senza empatia e senza scrupoli. Che la notizia abbia fatto scalpore non mi ha stupito più di tanto, quello che invece non riesco a concepire è perché la nostra indignazione sia così selettiva. Le atrocità che compiamo sul mondo animale sono infinite, ma così come per le guerre con cui noi uomini ci sfidiamo gli uni con gli altri dall'alba dei tempi, queste non fanno praticamente più rumore.

Credo che se l'uomo sia stato effettivamente modellato quale fine ultimo della creazione e ciliegina sulla torta di un progetto divino, allora purtroppo qualcosa deve essersi inceppato durante il processo.

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