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  • Immagine del redattoreAButtus

Mira e ammira

Non sto più nella pelle. Sono nervosa e sudaticcia, sento le mani viscide e la fronte calda. Ho indossato il miglior tailleur del guardaroba, quello delle grandi occasioni, quello vestito due volte in tutto ed entrambe per eventi di vitale importanza: il matrimonio con quell’idiota di Steve e il divorzio liberatorio pochi mesi dopo.

Vorrei che mamma fosse presente, che si nascondesse anche lei tra quel nugolo di curiosi che se ne sta sul prato al di là del nastro che delimita la scena del crimine aspettando chissà cosa. Lei che mi ha sempre definita ostinata e testarda, potrebbe ammirare ora la nuova me, determinata e orgogliosa.

A ventisette anni, otto mesi e diciotto giorni ho finalmente concluso la trafila del mio percorso da allieva e raggiunto l’apogeo di una gavetta che da oggi ha un sapore più dolce. Che poi sia relegata in un angolino, intirizzita nonostante il sudore nervoso, con due caffè tra le mai in attesa di attenzione, è un dettaglio.

Sono con lei e tanto basta. Lo considero il primo di tanti successi che verranno. La detective Mason è una leggenda vivente. Trascorsi notti intere a studiare i suoi casi assieme a Jane, la mia compagna di stanza all’accademia, bricchi di caffè e matite mordicchiate, stupite ambedue per l’acume di questa donna brillante che con la lungimiranza e a sportellate, si fece largo in quel mondo sessista ed elitario che è storicamente la polizia di Chicago. E’ stata la sua intuizione sui residui di zinco ad aver permesso la cattura del “macellaio di Janesville”. E sempre per merito suo, e l’aver compreso il complesso disegno psicotico del “Bibliotecario”, questi ha cessato di rapire e seviziare ragazzini per finire dietro alle sbarre con una condanna a vita

Dentro di me spero che la mia emozione sia celata, che non si noti dal di fuori l’eccitazione che provo nel far parte della squadra. Sono felice ed euforica nonostante il macabro quadro che ho davanti e il cadavere malridotto che mi ritrovo sotto gli occhi.

Eppure sorrido. Con tale autocontrollo da sembrare priva di empatia, esagitata solo per il fatto di essere qui con la Mason e guardarla lavorare. Quando si porta le mani ai fianchi e domanda all’agente di pattuglia “cos’abbiamo?” credo di avere un principio di orgasmo. La osservo mentre indossa i guanti in lattice e scende nel fossato a bordo strada, senza curarsi dei tacchi alti e della melma in cui giace il corpo.

Il suo sguardo indagatore è qualcosa di mistico, le sue espressioni uno spettacolo in piena regola. Ho quasi l’impressione di riuscire a leggerle la mente e di scrutare gli ingranaggi dei suoi pensieri che ruotano per risolvere il caso. Vorrei potermi liberare di questi maledetti bicchieri di caffè per raggiungerla là sotto e starle vicino. Non sarebbe necessario dire nulla, solo guardarla snocciolare indizi e formulare ipotesi.

La vittima è un’anziana donna smunta ed emaciata, con lunghi capelli cinerei legati in un’accurata treccia. E’ totalmente nuda, violata. La causa della morte è facilmente identificabile: una barra d’acciaio le fuoriesce dal costato e un filotto di sangue rappreso, colato dalla ferita, le ha disegnato la pelle incartapecorita come un tatuaggio purpureo. La particolarità del delitto, o dell’opera d’arte, dipende dai punti di vista, sta nella recisione netta e accurata delle palpebre della donna. Gli occhi restano quindi aperti sul mondo, osservano il lavoro della Mason così come faccio io, condividiamo la bravura della detective in attesa delle sue acute deduzioni.

Provo a offrirle il caffè allungando la mano, ma lei non mi degna di uno sguardo.

“Non è il momento, ne conviene?” mi liquida malamente.

Mentre continua imperterrita a ispezionare il corpo io tengo gli occhi puntati su di lei. Non voglio perdermi neppure una reazione, nemmeno una smorfia, cogliere tutte le emozioni che le marchieranno il viso. Si fa passare una torcia elettrica da un agente annoiato, fa luce negli spazi d’ombra raggiungibili senza dover spostare il corpo, quello spetta al medico legale, lo so.

Io sono letteralmente su di giri, seguo il fascio luminoso rischiarare il cadavere fino a soffermarsi sul lobo dell’orecchio. Le labbra della Mason si piegano da un lato, le sopracciglia di inarcano meditabonde.

“Delle pinzette, presto” reclama allungando la mano dietro di sé alla cieca.

Si morde la lingua mentre estrae dall’orecchio della vittima un minuscolo pezzetto di carta ripiegato con parsimonia. Sgrana gli occhi la detective, glielo leggo in faccia che muore dall’impazienza di scoprirne il contenuto…

Io già lo conosco, ovviamente… C’è scritto:

Ciao Mason, giochiamo?


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2 comentários


giubecca1
giubecca1
06 de out. de 2021

Geniale! L’inizio di un giallo scritto a regola d’arte

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AButtus
AButtus
06 de out. de 2021
Respondendo a

Inizio? 😱 Non credo di riuscire a farne un romanzo...

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