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Tempo al tempo

Ho riesumato questo testo in una cartella dimenticata del computer.


Voglio smantellare una verità inviolabile e inconfutabile. Voglio incrinare le vostre certezze riguardo a un pilastro fondamentale del nostro quotidiano. Voglio afferrare una legge della fisica, che tutti quanti conosciamo, e rovesciarla. Voglio dimostrare che quanto abbiamo sempre creduto come assodato sia in realtà di un’instabilità disarmante.E’ il tempo il tema di questo articolo ed è l’idolatria nei suoi confronti che intendo debellare. Sia chiaro, non tempo nel senso di clima, né tanto meno quale noto marchio produttore di fazzoletti. Intendo proprio il tempo” come cronologia, come lasso, come ticchettio.Non fate quella faccia, non sono impazzito all’improvviso e non sono neppure sotto l’effetto di stupefacenti. Potrei lasciarvi di stucco, se me ne deste il tempo. Sedetevi comodi quindi, preparatevi un caffè, riempite un piattino con dei biscotti e lasciate che la mente sia ricettiva. Prendetevi il tempo per leggere questo testo, non ce ne vorrà poi molto e chissà che non sia in grado di rendervi concordi col mio pensiero. Bene, è tempo di cominciare.Siete dubbiosi? Siete curiosi? Siete scettici? Non riuscite a capire come io possa debilitare una realtà che esiste dall’alba dei tempi? Benissimo, accetto la sfida.Il mio manifesto, in questa battaglia contro la natura stessa, recita quanto segue:

Il tempo è altalenante.

Il tempo è elastico.

Il tempo è variabile.

Il tempo è indefinibile.

Il tempo non è lineare.


Ecco l’ho detto. Ora potete scegliere voi come reagire. Ridete pure, se lo credete tanto comico. Chiudete la pagina se non potete fare a meno di sghignazzare. Alzatevi e andatevene se vi viene lo stimolo di picchiettarvi la tempia. Oppure continuate a leggere. Un “toh, è vero”, oppure un “non l’avevo mai visto da questo lato”, è il minimo che mi aspetto, e sono certo che il tempo (guardate caso proprio lui), mi darà ragione.

Non so voi, ma io non ne ho proprio, di tempo. Ecco perché ho pensato di gridare il mio disappunto sulle pagine del blog. Forse, per chi avesse letto uno dei miei articoli precedenti, la cosa non fa notizia, ma agli altri dico invece che ho due figli, uno di due anni e uno ancora in fasce. Inoltre ho una moglie, un appartamento nel quale ho traslocato da poco, un lavoro a tempo pieno, delle scadenze, degli impegni (come tutti) e degli interessi.

Ora qualche malalingua potrebbe farmi presente che se evitassi di perder tempo a scrivere, ne avrei di più, ma io non sarei d’accordo, in fin dei conti lo faccio a tempo perso.

Vorrei prendere ora in esame alcuni casi specifici, giusto per farvi comprendere meglio il perché del mio manifesto. Avete mai fatto caso a quanto il tempo rallenti nel momento in cui fate qualcosa che non vi piace? Mentre siete in fila alla cassa del supermercato, ad esempio, oppure quando aspettate qualcuno che tarda ad arrivare, o ancora nel momento in cui attendete che il dentista chiami il vostro turno? E come invece accelera inspiegabilmente mentre ci divertiamo con gli amici o mentre siamo impegnati in qualche attività di nostro gradimento? Ecco quindi che il tempo si fa altalenante. Frena prima dell’inizio di un film al cinema e corre poi spedito, una volta cominciata la visione, fino ai titoli di coda. Questo mio esempio ora è confinato in un lasso di tempo relativamente breve, minuti o ore, ma la riflessione si può fare anche da un punto di vista più ampio. Sono brevi le ferie, vero? I giorni mancanti al loro inizio invece sono interminabili, o no? E questo accade perché il tempo è elastico. Certo, questa mia considerazione trova il tempo che trova, sia chiaro, ma se proverete a farci caso più frequentemente, ecco che le incongruenze di questa regola che pare “ferrea” saranno sempre più marcate. A quel punto anche voi definirete il tempo “volubile”.

Il “tempo” è astratto! Fin qui non ci piove. E allora com’è possibile che questo possa essere paragonato ad una miriade di concretezze? Mi spiego meglio.Prendiamo l’economico principio di “domanda e offerta”. Si può semplificare come segue: quando ci sono tante patatine la necessità di snack sarà minore, mentre quando c’è carenza tale bisogno è maggiore. Più concreto di così… Tradotto in termini cronologici potrebbe suonare più o meno così: se hai poco tempo te ne serve di più, se ne hai troppo ti annoi e finisci col farlo andare a male, nel senso che non lo sfrutti a dovere. Ecco fatto, astrattezza trasformata in bene materiale.

Giusto l’altro giorno mi sono preso il tempo di pensare un po’ al passato. Oddio, non è che mi sia preso il tempo, ho lasciato semplicemente libero il cervello, mentre tritavo una cipolla. Ebbene ho rimembrato un fatto accaduto ai tempi della scuola. Ora a nessuno importerà nulla di questo aneddoto, e difatti non è mia intenzione menzionarlo, piuttosto è doveroso, da parte mia, scrivere di come i ricordi si siano mossi lungo le tacche del tempo per sbocciare al presente. Ho iniziato il mio viaggio mnemonico con la scuola, un ricordo vivido e cristallino, un sorriso sforzato dietro alle lacrime di cipolla. Una tappa l’ho fatta all’esame di maturità, alla domanda inattesa di un esaminatore esterno. Un’altra al servizio di leva e a quella notte di piantonamento notturno assieme ad un simpatico commilitone bergamasco. Quindi a un vecchio lavoro, e alle serate con gli ex colleghi a suon di hot dog e limoncelli. Segue un capodanno con gli amici in montagna e il mezzo metro di neve da spalare per parcheggiare le auto. Arriva un matrimonio e il conseguente viaggio alle falde del Kilimanjaro. In seguito una cicogna che ha mi ha consegnato una minuscola bimbetta dalla testa irta di capelli e che è tornata ancora, per recarne una versione maschile.

Ho messo a soffriggere il trito di cipolla e mi sono chiesto come sia possibile che ne sia passato così tanto, di tempo. Mi sono risposto che il tempo non può avere una definizione circostanziata quale la maggior parte dei vocaboli che conosciamo. Difatti diciamo “sembra ieri” e “sembra trascorso un secolo” intendendo la stessa medesima cosa. Il tempo non è un colore, che può essere bianco, o nero, o rosso, o arancione, ma è più che altro una tavolozza nella quale questi si mescolano e diventano l’uno o l’altro a nostro piacimento.

Quel giorno, quando con un po’ di tempo in più sul fuoco avrei bruciato la cipolla, ho realizzato che il vocabolo tempo è forse il più importante del dizionario intero.

Pensate soltanto a quante altre parole possiamo abbinarci assieme:

Gli avverbi: dopo, ieri, mai, immediatamente, ora.

Gli aggettivi: maturo, buono, perduto, puntuale.I sostantivi: galantuomo, tiranno, nemico

I verbi: scorrere, passare, fermare

E pensate un po’, gli si possono affibbiare anche professioni:

Il tempo è un medico, a esempio, cura ogni ferita.

Il tempo è un banchiere, perché è denaro.


Con questo è giunto il tempo che io la smetta, ma prima di chiudere l’articolo vi lascio con una citazione.


Alice: Per quanto tempo è per sempre?

Bianconiglio: A volte, solo un secondo

Lewis Caroll

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